logo DOM per LAMINARIE

Dentro le cose

 

dentro le coseP3164603 

 ph. Mario Carlini

In scena ci sono cose che si frappongono tra attore e pubblico. Lo sguardo dell’attore è dietro le cose. L’attore è sulla scena e il suo sguardo muta senza che se ne renda conto. Le cose ne determinano lo sguardo. Cercherò di riuscire ad essere tecnico attore e regista nello stesso tempo. Nessun assistente, nessun tecnico, nessuno sguardo esterno dai miei collaboratori. Costruirò le cose che si frapporranno tra me e il pubblico. Non ostacoli ma trame che potrebbero indurmi a cambiare lo sguardo. Voluta difficoltà, mettere in discussione il lavoro e starei a nudo senza filtri. Nuda difficoltà, dovrei percorrere quest’ultima per dare al pubblico in pochi minuti la visione della difficoltà che esiste nella creazione del lavoro. Sì la creazione prevede fatica, questa viene messa in secondo piano rispetto al risultato che si dà al pubblico.
(Febo Del Zozzo)


Crediti


Dentro le cose

di e con Febo del Zozzo
scene di Laminarie
regia Febo Del Zozzo
cura e organizzazione Marcella Loconte, Valeria La Corte
Ufficio stampa e comunicazione Sara Fulco
Nuova produzione


Prima rappresentazione: Martedì 21 marzo 2017 alle ore 21.00

Dentro le cose, ultima produzione di Febo Del Zozzo, regista e direttore artistico di Laminarie.

Il lavoro mette a fuoco la tensione che c’è tra l’attore in scena e la direzione del suo sguardo. Uno sguardo che cambia quando osserva le cose che si pongono tra lui e il pubblico. Dentro le cose descrive, infatti, la complessità insita nella creazione mentale e materiale del lavoro artistico e del suo risultato. La performance raccoglie e interseca varie produzioni di Laminarie (Proiezione Verticale - avvicinamento a Constantin Brancusi (2012), Jackson Pollock - l’azione non agente (2008), Esagera - dedicato a Varlam Šalamov (2000), connotandole però di diverso significato, viste sotto una nuova veste che si contestualizza all'oggi. In scena alcuni dei meccanismi già noti a cui verrà data un'inedita vita. Mostrare il puro azionismo degli strumenti utilizzati dall’autore, visualizzare la nuda azione, la dinamica che la crea. Può essere infatti considerata come opera "matura" del regista, che attraversa lo stadio di creazione del lavoro stesso; l'arco di tempo che prende avvio dalla nascita del pensiero creativo e arriva al suo risultato compiuto. Una profonda immersione nella difficoltà e nell'interrogarsi continuo che si manifesta, non in ultimo,  all'interno della scena: tra l'attore e se stesso, tra l'attore e gli oggetti che incontra, tra l'attore e il pubblico partecipe, che lo osserva. 

«Sicché il Gestus di questo teatro, prevalentemente visivo, consiste nell’attivare lo spettatore attirandolo nell’ingiusto e, da qui, inducendolo a interrogarsi e a decifrare a suo modo i segni oscuri che segue sulla scena» (C. Meldolesi, Tragedia e fiaba. Il teatro di Laminarie 1996-2008, Titivillus 2008, Corazzano, p.12).


PRESS

«La performance di Febo Del Zozzo cerca nuovi fili in vecchie cose, ossia estrae nuove storie da oggetti già usati cambiando il punto di vista con cui si guardano. Ci racconta l’autore “Ripercorro alcune scenografie di miei vecchi spettacoli, rimodellate in relazione con nuove azioni che svolgo in mezzo a esse, con esse” Si vedranno la colonna senza fine del lavoro dedicato a Brancusi, elementi scenici della ricerca sull’espressionismo astratto di Jackson Pollock e dallo spettacolo sugli scritti dello scrittore russo Salamov...»

(Massimo Marino - presentazione su Corriere della Sera - Bologna)

 


logo-DOM